Quando la sicurezza è self dichiarata… ma inesistente
Una chiavetta USB venduta come dispositivo sicuro, con lettore di impronte digitali e cifratura hardware AES-256. Peccato che all’interno ci fosse una normale scheda microSD con i dati in chiaro!
Bastava estrarla per aggirare completamente la protezione biometrica.
Il caso della Lenovo ThinkPlus FU100 dimostra quanto sia pericoloso confondere le promesse commerciali con la sicurezza reale.
Quando dobbiamo proteggere informazioni sensibili, soprattutto in aziende e pubbliche amministrazioni, non basta leggere «AES-256» sulla confezione.
Servono verifiche indipendenti, certificazioni riconosciute come FIPS 140-3 o Common Criteria, e la possibilità di controllarne validità e ambito di applicazione.
Una certificazione non garantisce l’assenza di vulnerabilità, ma offre evidenze verificabili che la pubblicità non può sostituire.
La sicurezza non dovrebbe essere una promessa del produttore, ma una proprietà dimostrabile del prodotto.
Fonte: Hardware Upgrade
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